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 Le armi delle Guerre d'Indipendenza italiane

Durante le varie fasi della Prima Guerra d'indipendenza (1848-1849) sia gli Austriaci sia i Sardi impugnavano armi a percussione.

Chiusa con i primi decenni del XIX secolo, l’esperienza delle armi che per l'innesco delle polveri impiegavano la scintilla provocata dall'urto di una pietra focaia sulla martellina, in tutti gli eserciti ci si avviava a normalizzare l'impiego degli inneschi chimici. Questi nuovi acciarini erano stati sviluppati per successive applicazioni dalle originali idee che l'ecclesiastico scozzese Forsyth ebbe tra gli ultimi anni del '700 ed i primi anni dell’I'800.

Gli Austriaci dopo tutta una serie di sperimentazioni rivolsero le loro attenzioni su un sistema ideato nel 1835 da un funzionario della Finanza di Milano, certo Giuseppe Console.

In tale sistema il fulminante era contenuto in un tubetto di rame (zunder) che veniva inserito in parte nel focone mentre la parte restante sporgeva nell'apposito scodellino per essere colpito dal cane. Successivamente alcune migliorie funzionali furono apportate al sistema dal generale Augustin. Con il 1848 le truppe imperiali erano ormai tutte equipaggiate con armi a percussione tipo zunder sistema Augustin. La fanteria aveva l’Infanteriegewehr M 1842, in calibro 17,6 mm canna liscia, lunghezza totale 147 cm, peso 4,350 kg.

Alle truppe di cavalleria era stata distribuita la Kavalleriekarabiner M 1844, anche questa con canna liscia in cal. 16,9 mm, lunga 75,7 cm e pesante 2,5 kg, e in alcuni casi la Kavaileriepistole M 1844 sempre in calibro 16,9 mm.

Le truppe scelte, i cacciatori, i tiratori scelti avevano a disposizione o i Kammerbùche M 1842 in cal. 18,1 mm con canna a 12 righe, lungo 122,8 cm, pesante 4,6 kg, oppure (i più vecchi) argerstutzen M 1835 con batteria Console non modificata, canna con 7 righe in calibro 13,9 mm, una lunghezza di 105 cm e pesante 3,350 kg.

Anche per i Sardi la metà degli anni Trenta segnò l'inizio della percussione. 1118 giugno 1836 Carlo Alberto istituendo il corpo dei Bersaglieri stabiliva che essi dovessero essere equipaggiati con moderne carabine rigate a percussione. Per la restante parte dell'esercito solo con il 1843 si decretò la trasformazione dei modelli a pietra focaia (Mod. 1814, '23, '33) in modelli a percussione.

Lo scoppio della guerra vide la linea delle truppe dei Savoia grosso modo equipaggiate come segue: la fanteria con fucili a canna liscia Mod. '43 e '44; salvo pochi particolari tali armi erano identiche. Avevano un cal. di 17 mm, una canna lunga 102,7 cm, una lunghezza totale di 141 cm e un peso sui 4 kg. Gli artiglieri avevano i moschetti Mod. 44. Dotato di canna rigata questo modello presentava una lunghezza totale di 109,3 cm e un peso di 3,5 kg.

La cavalleria disponeva dei Pistoloni Mod. '44 con canna a 8 righe, cal. 17 mm lunghezza totale 84 cm.

Le armi più sofisticate le avevano i Bersaglieri, carabine tipo Delvigne Mod. 36 equipaggiavano alcuni gruppi di questo corpo scelto. Era già comunque iniziata la distribuzione della modernissima carabina Mod. '44, alcune delle quali dotate di cannocchiali. Caratterizzate da un innesco a nastro ad avanzamento automatico avevano una canna rigata in cal. 17 mm, una lunghezza totale di 125,5 cm, una lunghezza di canna a 75 cm e un peso di 3,9 kg.

La Seconda Guerra d’Indipendenza vide una maggiore diffusione delle armi rigate.

Il Regno Sardo introdusse il fucile da fanteria Mod. '54 che era del tipo Minie con palla Peeters, aveva una canna lunga 102,7 cm con 4 righe in cal. 17,5 mm e una lunghezza totale di 142 cm con un peso di 4,450 kg, Per i Bersaglieri si cominciò a ritirare dalla linea la Mod. '44, sicuramente rivoluzionaria per certi aspetti ma troppo complessa per la tecnologia del tempo. S’introdusse la carabina Mod. '56. Quest'arma impiegava una pallottola ad espansione Peeters, un calibro 17,5 mm, 4 righe, una lunghezza di canna dl 88 cm una lunghezza totale di 126,8 cm ed un peso sui quattro chili e mezzo.

Gli Austriaci intanto delusi dai sistemi d'innesco zunder, ripiegavano con l'Jnfantenegerwerh M 1854 sul più semplice e collaudato innesco a capsula con il quale equipaggiarono le fanterie.

Terminato il conflitto con l'ampliamento dei territori sardi e l'incorporamento nell'esercito sardo delle forze armate dei territori che andavano formando l’Italia, era necessario riequipaggiare con materiale standardizzato la linea, anche in considerazione del fatto che la stessa armata sarda oltre alle armi già citate aveva in linea tutta una serie di equipaggiamenti di origine francese acquisiti a titolo di " assistenza militare " per far fronte alle insufficienze di produzione degli arsenali locali. Con decreto del 17 febbraio 1860 si diede l'avvio alla produzione di una "classe" di armi leggere note come Mod. 1860 e che dovevano essere le ultime armi ad avancarica italiane.

La " classe " di armi comprendeva un fucile per Fanteria, un moschetto per Carabinieri a cavallo e uno per Carabinieri a piedi, un pistolone per Cavalleria, un pistolone da Cavalleria "ridotto" e un pìstolone per falegnami. Erano tutte caratterizzate da una canna a 4 righe in cal. tra i 17,5 e i 17, 4 mm e impiegavano pallottole ad espansione tipo Peeters.

Gli Austriaci introducevano intanto delle migliorie tecniche per i loro modelli adottando sia per l'lnfantenegewehr M 1862 che per la nuova KavalIene pistole M 1859 (ambedue rigate e in cal. 13,9 mm) la canna di acciaio. Con queste armi si combatté la Terza e ultima Guerra d'Indipendenza.


Gruppo Murat